Ieri sera alle 21 in punto l’America si è fermata – quasi come se ci fosse un Super Bowl fuori stagione – perché un ragazzo di (ancora) 25 anni doveva dichiarare con quale canotta avrebbe sudato sui parquet della NBA per i prossimi 5 anni.
Se il ragazzo in questione è soprannominato “Il Prescelto” e l’evento, in diretta su ESPN, è intitolato “The Decision 2010”, allora converrete che l’attesa era abbastanza giustificata.
Gli americani dicono che “tutto è più grande in Texas”, per quelli come noi - poveri esiliati ai confini dell’impero - “tutto è più grande in America”, quindi si aspettano le 3 del mattino per poter seguire live in streaming la trasmissione.
LeBron James si è seduto in una palestra a trenta Km da New York e – imbarazzato, impacciato e fuori ruolo come mai prima – ha detto Miami, raggiungendo così in quel di South Beach gli amichetti Dwyane Wade e Chris Bosh.
Fine della storia. E fine anche di un sogno.
LBJ avrebbe potuto scegliere Chicago per puntare subito al titolo, avrebbe potuto rimanere a Cleveland – a casa sua, dopo aver deliziato gli indigeni per sette anni – ma, soprattutto, avrebbe potuto (dovuto?) andare a New York…
Da almeno tre anni la franchigia più disastrata e ridicolizzata dello sport professionistico americano, preparava questo momento - aveva liberato spazio contrattuale, e spazio nello spogliatoio – ma ancora una volta è stata beffata.
Perché più di Gotham poté Pechino.
Durante quella gita fuori porta chiamata Olimpiadi, infatti, i tre ragazzotti di cui sopra avevano fatto un patto abbastanza chiaro: appena scadono i nostri contratti andiamo a giocare tutti insieme, da bravi amichetti…
E quello che sembrava fanta-basket della più bassa lega è diventato in una sola settimana una realtà.
La sconfitta, però, è totale.
Un altro semi-dio è tornato improvvisamente ad essere solo un superuomo, o meglio, un ragazzo stanco di continuare a correre più veloce delle aspettative che il mondo gli rovescia addosso.
Adesso vincerà quel maledetto titolo – magari non subito e magari più di uno – e non verrà ricordato come un altro di quei campioni che non hanno mai conquistato un anello.
Però lo Sport – con la S maiuscola – ci perde: poteva diventare una leggenda, ha scelto di essere un uomo…